Debutta il 29 settembre in prima serata su Rai 1 Tutto l’amore che resta, la nuova serie in cinque serate con Raoul Bova che porta sul piccolo schermo una storia ambientata in un liceo dove l’inclusione e la disabilità diventano parte integrante della quotidianità scolastica. La serie, diretta da Bernardo Carboni e adattamento italiano della serie francese Lycée Toulouse-Lautrec di Fanny Riedberger, racconta le vicende del Liceo Helen Keller, istituto pubblico immaginario alle porte di Roma fondato da Stefano Fogli (Raoul Bova), preside che ha trasformato la scuola in un luogo aperto anche a studenti con disabilità fisiche e cognitive.
La trama si sviluppa intorno a Vittoria (Gloria Harvey), sedicenne che si trasferisce a Frascati con la madre Elisabetta (Anna Favella) e il fratello Matteo (Francesco De Rosa), autistico, sei mesi dopo un grave incidente. La ragazza inizia a frequentare il Liceo Helen Keller, dove conosce Giulio (Francesco Leo), compagno di classe in sedia a rotelle, e inizia a confrontarsi con un ambiente scolastico diverso da quello al quale era abituata.
La serie affronta temi come l’inclusione, la disabilità, i legami familiari e i segreti del passato, alternando momenti più leggeri tipici del racconto adolescenziale a situazioni drammatiche. Nel cast figurano anche Adriana Savarese nel ruolo di Ambra, sorella del preside e insegnante di sostegno, Fiorenza Pieri (Paola), Federica Pagliaroli (Gaia), Chiara Bordi (Barbara) e Giordano Liberati (Luca, figlio del preside).
Per Raoul Bova, che interpreta il preside Stefano Fogli, Tutto l’amore che resta non vuole essere una serie “a tesi” ma un racconto capace di rappresentare una scuola inclusiva. “Non vuole dare dei messaggi, ma una rappresentazione di quella che può essere una scuola ideale: una scuola senza barriere, una scuola inclusiva”, ha spiegato l’attore, sottolineando come il suo personaggio sia convinto che “per cambiare il mondo bisogna partire dalla scuola, dai ragazzi”.
Secondo Bova, la serie affronta il tema della disabilità in modo positivo e costruttivo, mostrando tra gli studenti sia ragazzi con disabilità sia compagni senza difficoltà motorie o cognitive. L’obiettivo dichiarato è rappresentare una scuola inclusiva, nella quale tutti possano avere le stesse possibilità di esprimersi e crescere.
Un altro elemento centrale della serie riguarda le risorse destinate alla disabilità. Bova ha sottolineato come nelle scuole italiane manchino spesso insegnanti di supporto, risorse e attenzione adeguata, aggiungendo che bisognerebbe parlare più di “persone con disabilità” che di “disabili”. “Ci vorrebbero più insegnanti, più risorse. È una cosa che va affrontata in maniera positiva, costruttiva. Bisogna smettere di dire ‘disabili’, ma persone con disabilità. Già il linguaggio deve cambiare”, ha dichiarato.
Giulia Bevilacqua interpreta Michela, ispettrice inviata dal ministero per valutare il lavoro del preside e dell’istituto. Per l’attrice, il messaggio della serie riguarda prima di tutto il diritto all’esistenza e all’espressione di ogni persona, con le proprie differenze e fragilità.
“Il messaggio che la serie vuole dare è che ognuno di noi, con le proprie differenze e le proprie fragilità, ha il diritto di esistere, di esprimersi e di vivere nella società e all’interno di una scuola”, ha spiegato.
Tutto l’amore che resta andrà in onda per cinque serate consecutive a partire dal 29 settembre. La serie rappresenta un tentativo della Rai di proporre una fiction capace di affrontare temi sociali attraverso il racconto della scuola e delle relazioni adolescenziali, con un cast che affianca volti noti della televisione italiana a giovani attori.
Fonti
- RaiPlay: Tutto l'amore che resta - S1E1 - Episodio 1 - Video
- Sky TG24: Tutto l'amore che resta, trama e cast della serie tv con Raoul Bova
- Il Fatto Quotidiano: “Per i disabili servono insegnanti di supporto e di sostegno, più personale, più risorse, più soldi: è questo che manca alla scuola italiana. Serve anche l’educazione sentimentale”: così Bova e Bevilacqua